Qual è il problema? Un litigio madre-figlio

Entro e vedo che le maglie non sono appese alle grucce come avrebbe dovuto essere, visto che si era preso l’impegno proprio poco prima. Sono mischiate alle maglie da casa, che possono stare appallottolate nel cassetto.

Mi accendo, come l’omino della rabbia (parlo di Inside out, lo avete visto?) e sequestro il cellulare, dicendo che lo avrei riconsegnato a lavoro fatto.

Lui tenta una spiegazione ma io non lo lascio parlare, sono arrabbiata e convinta che mi abbia preso in giro. Quindi sparisco.

Nella mia testa una voce mi conferma che ho fatto bene e rinforza il ragionamento iniziale. La furia che ho dentro è la spinta giusta per finire il cambio di stagione, appena iniziato. Con una velocità mai vista e con grande efficienza, in un baleno i vestiti estivi sono piegati ed imbustati mentre la collezione autunno/inverno è sulle grucce. Intorno a me ora c’è ordine, sono soddisfatta. E ripenso a ciò che è accaduto in modo diverso.

Qual è il problema?

Subito l’ho presa sul personale, tipo ” mi hai preso in giro”. Ora ne sono consapevole. di averla vissuta così. Tutta la mia reazione è stata guidata dalla convinzione che mi avesse voluto fregare.

 Ma…

Ho imparato che non c’è solo una versione dei fatti perché, a seconda di quale orecchio sta ascoltando, io riceverò un diverso messaggi. Si tratta delle 4 orecchie di Shultz von Thun, una rivoluzione sulla comunicazione e la consapevolezza personale. Da conoscere per tutti, ma soprattutto per chi si occupa di relazione di aiuto.

Qual è il problema, mi chiedo. Che cosa è successo io non lo so, non gliel’ho lasciato spiegare.

Attendo di essere ancora meno tesa, in modo da poter ascoltare senza interromperlo (una fatica, da sempre è faticosooooo ma sto imparando!). Riordino ancora un po’ casa. Se non altro, questo litigio ha contribuito a rendermi una casalinga più efficiente.

Sono pronta per sentire cosa è successo da lui. Lo raggiungo e glielo dico che ora sono più capace di ascoltarlo e vorrei mi spiegasse.

Lui accetta. Lo apprezzo, potrebbe fare l’arrabbiato e dire che adesso non vuole più spiegare.

Invece lui no, mi risponde. E io stavolta ascolto con un altro orecchio, anzi con altri due. Quello del contenuto e quello della proposta di sé. E può esserci dialogo*. Sull’importanza di essere responsabili se si cerca maggiore autonomia, sulla concentrazione e la distrazione, sulla fiducia che quando viene meno lascia spazio al controllo.

Le maglie sono a posto, ora. Noi anche. 😀

*Dialogo- Etimologia più antica di Dialogo (Umberto Galimberti): Dià-logos, dal greco. Logos = raccogliere (i frutti che spuntano), e dià = tra (Esseri Umani).

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