Io non so. Non posso.

Come ci poniamo davanti alla vita? Come rispondiamo alle esperienze che ci sono offerte continuamente?

Ho a lungo vissuto puntando molto sui miei limiti, sulle mie incapacità per non fare/sperimentare/osare.

La consapevolezza dei propri limiti. So cosa posso e non posso fare. Questo offre tranquillità, delinea con chiarezza dove posso e non posso. Un bel modo di tutelarsi. Umili e onesti. Un modo utile, forse fondamentale,  per vivere sapendo su cosa poter contare ed evitare di vendere fumo.

Un giorno di pochi mesi fa, durante un incontro online, l’insegnante David Brazier mi ha spiazzato. Ad un certo punto del corso ha detto, parlando di identità: “ Io scrivo libri e domani sarò chi prova a riparare il recinto che oggi la tempesta ha divelto”. Non so, posso provare. Con una sola frase mi ha aiutato a vedere che con quella concezione della mia identità non posso imparare, non mi permetto di affrontare qualcosa di insolito. E, apprendimento ancora più importante, ciò che sembrerebbe umiltà diventa arroganza: sono così, sono questo. Fisso la mia identità. Ci sono cose che so e altre che non so. C’è ordine, chiarezza. Non so, non posso. In questo modo si finisce per considerare molto seriamente me, quei confini che mi definiscono ma non si considera la vita, con le sue continue sorprese.

Rispondere alla domanda “chi sono?” è sempre impegnativo.

Perché le risposte incasellano. Perché ogni risposta è poi seguita da un “quindi”. Esempio: Io non sono capace, quindi non li faccio. Io sono tua madre, quindi devo intervenire. Io sono il tuo capo, quindi farai come dico.  Ma, se seguiamo l’insegnamento del mio insegnante, possiamo uscire dalle caselle. “Io scrivo libri ma posso anche occuparmi al meglio di ciò che c’è”. Con questo atteggiamento c’è apertura verso gli eventi della vita, ci sono più possibilità, si vive con curiosità. Si apre uno spazio, si crea un movimento, si rispetta il momento accogliendo l’esperienza che la vita ci offre. Si prende la vita sul serio mentre si inizia a prendere meno seriamente se stessi. Si ha un’identità flessibile.

 

Chi sono io?

Dipende. Dipende dai momenti, dalle esperienze, dalle opportunità che la vita mi offre.

Posso camminare senza un sentiero visibile, un passo alla volta.

 

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