Omnia cum tempore

Omnia cum tempore: c’è un tempo per ogni cosa.

Lo credo profondamente. Ma non lo sapevo, prima. L’ho imparato esperienza dopo esperienza, errore dopo errore.

E questo per me è tempo di ascolto, di osservare, di ricevere. Non di decidere, di volere, di spingere, di programmare.

E’ un tempo lento, dove la meraviglia la fa da padrona.  Nel tempo lento puoi guardare con calma e con cura i piccoli dettagli che rendono particolare ogni persona, ogni situazione, ogni luogo. E stupirti, e gioire.

E’ tempo di dare tempo, di lasciare che le cose accadano non come le ho immaginate ma sorprendendomi, per i tempi e i modi in cui si manifestano. E’ questo il tempo, ora, per me. Dare tempo, lasciare che sia, far giungere a compimento. Maturare.

E’ così per l’evoluzione del mio lavoro, è così per le relazioni più significative, è così per la mia relazione con la vita. E’ tempo per me di accogliere doni più che cercare, di comprendere il senso di ciò che è più che decidere cosa deve essere,  di stare invece di progettare. Sapete che progettare deriva dal latino tardo proiectare, ovvero gettare avanti? Ecco, nessuna anticipazione dei tempi, nessun lancio nel futuro. Sto qui, ora.

C’è un tempo per ogni cosa. Allora si può smettere di spingere, di dover diventare. Tutta fatica che ci stanca, ci prepara alla frustrazione se non accade ciò per cui ci siamo impegnati. Si può lasciare che la vita si manifesti, ci meravigli rispettando il ritmo originale e diverso che ogni persona, ogni situazione ha.

Un fiore sul melo può diventare una buona mela se ha il suo tempo per trasformarsi e maturare. Ogni volta che cogli presto la mela dall’albero, non permetti che riceva tutto il nutrimento che le occorre per essere completa. La mela, così, non sarà altrettanto buona che se l’avessi colta una volta pienamente maturata. Dare tempo: tempo dell’attesa, della pazienza, del rispetto, della curiosità.

 A me piacciono le mele mature, dolci e succose. A voi?

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