Liberi di essere

Il concetto di migliorare sé stessi  guida molti degli esseri umani. Un’intenzione lodevole, no?

Dipende. Da quale modo si utilizza per cercare di migliorare se stessi.

Un modo è quello che io chiamo DIVENTARE, ovvero quando si cerca in tanti modi di ricostruirsi e/o trasformarsi  in qualcosa che non si è ritenendo sia meglio di ciò che si è. Succede ogni volta che ci diciamo “quello che sono non va bene, quindi DEVO essere altro”.

Io ho passato la maggior parte della mia vita facendo così. Con molto impegno ho cercato di migliorarmi per diventare ciò che non ero. Più veloce, più sportiva, meno impetuosa, più  coraggiosa, meno diffidente, meno grassa, più elegante, più informata, più divertente… Un lavoro senza fine che non mi soddisfava mai. Mi portava sofferenza invece, tanta, insieme alla frustrazione di non raggiungere un traguardo.

Poi ho scoperto un altro modo di migliorarsi. In questo caso si  lavora per esprimere la migliore versione di se stessi. La misura per stabilire se e cosa modificare viene da dentro di noi, in virtù del fatto che sentiamo stretto ciò che siamo in quel momento, sentiamo di non riuscire a manifestare la nostra originalità. Questo modo di migliorarsi lo chiamo ESSERE.

Migliorarsi in questo modo non produce sofferenza in quanto  nasce non da un giudizio di ciò che non funziona bensì dal desiderio di tirare fuori ciò che è nascosto, sommerso, inespresso. E’ richiesto, anche qui, molto impegno. Occorre, infatti, una buona e costante dose di impegno per riuscire a dare la migliore versione di sé poiché si tratta di  ascoltarsi con onestà, di accettare ciò che è, di valorizzare (senza esaltarsi nè sminuirsi) e di offrire per condividere (non tenere per sè o mostrare per farsi vedere). E’ un impegno che nutre, non stanca ma libera, esprime, mostra, permette che sia. Come quando sbottoniamo qualcosa che ci stringe. Proviamo quella sensazione di sollievo e liberazione che ci permette di respirare più a fondo dicendo”si,ohhh”.

Migliorare = tirar fuori tutto quello che c’è.

Oh, yeahhhhh!

 

 

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