A volte pinneggiamo un pò

 

Per un paio di anni ho praticato uno sport che ho amato molto: le immersioni subacquee. Mi hanno mostrato meraviglie che mai avrei potuto immaginare. Quando, concluso il corso, ho iniziato a fare immersioni “vere”, mi sono accorta di un problema.

Una volta indossata l’attrezzatura e dopo essersi tuffati nell’acqua, si sgonfia il GAV (*) e, grazie anche alla cintura di pesi che si indossa, si inizia a scendere sott’acqua portati dal proprio peso. Mi è capitato per un po’ di volte che, mentre il resto del gruppo sgonfiava il GAV e scendeva negli abissi, io rimanevo in superficie. Da sola. A quel punto facevo una capovolta e nuotavo dritta verso il fondo. Entrata poco corretta, perché ti fa consumere più ossigeno (dalla bombola che porti sulle spalle) di quanto ne consumeresti se permettessi al peso di portati giù.

Io non capivo come mai accadesse. Ho creduto di aver sbagliato il calcolo dei pesi sulla cintura e ne ho aggiunto qualcuno. Niente da fare: continuavo a stare su mentre il gruppo spariva in giù. Un giorno mi sono accorta che, mentre sgonfiavo il giubbotto, iniziavo a pinneggiare. Cioè muovevo i piedi (con le pinne) creando una spinta verso l’altro che contrastava la spinta in basso del GAV sgonfio.

Risolto, direte voi! Niente affatto: pur consapevole che pinneggiavo, non riuscivo a non farlo. Incredibile. L’ansia di scendere in fretta e bene metteva in movimento le gambe. Così scendevo male ed in ritardo.

Volta dopo volta, sono riuscita a tenere fermi i piedi e scendere come tutti, insieme a tutti, senza consumi inutili di ossigeno. Ci sono riuscita portando l’attenzione ai movimenti che facevo e muovendomi con lentezza, in modo da poter rendermi conto di come facessi ogni movimento.

Perché vi racconto questo? Perché mi sono ritrovata tante volte a pinneggiare nella vita. C’è un movimento della vita, degli eventi, che può condurmi con facilità. Io invece vivo la fatica, soffro. E’ perché sto resistendo al movimento della vita. Pinneggio e non scendo.

L’alternativa? Lasciarsi andare.  Niente a che vedere con la passività quasi depressa di chi abbandona ogni tentativo. Si tratta di Wu-wei: lo stile cinese dell’azione senza contrapposizione. Lo scopo è riuscire a mantenere l’equilibrio con la Vita (colei che piazza sul vostro cammino incontri a sorpresa, esperienze imprevedibili) procedendo un passo per volta e portando l’attenzione a ciò che si sta facendo, senza stravolgere la vita con azioni memorabili o complesse che alla fine ci regalano stress o fatica.

Ci sono situazioni della tua vita in cui continui a faticare per far andare avanti le cose? Se si, puoi fermarti un momento e portare attenzione ad ogni tua azione. Potresti scoprire che stai facendo resistenza ad un fluire che può condurti al tuo bene.

Io ho imparato questo: se smetto di pinneggiare vengo dolcemente accompagnata lungo la mia via.

 

(*) Un giubbotto ad assetto variabile (GAV) è un accessorio utilizzato per le immersioni subacquee al fine di aumentare la capacità di controllo del livello di profondità da mantenere sott’acqua(analogamente alla vescica natatoria dei pesci), mantenendo un assetto stabile e una profondità costante, oppure per immergersi o emergere in modo controllato. Garantisce inoltre il galleggiamento del subacqueo in superficie sia in condizioni normali sia, soprattutto, in caso di emergenza.

 

 

 

 

 

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