Un viaggio tra Atena e NikediSamotracia

“Ehi, maestra di conflitti, dammi il tuo parere…”

Mi ha appellato così un’amica, pochi giorni fa.

Beh, mi posso definire maestra dei conflitti, come alcuni amici mi chiamano, perché come tanti (anzi tutti) ho vissuto molti confitti nella vita. Considerando che ho iniziato dal momento in cui ho cercato di non uscire dalla pancia di mia madre [mi hanno estratto con il forcipe, bei modi di un tempo] vanto quindi più di 50 anni di esperienza. Oh, yeah!

Ho sbagliato spesso poiché agivo, nelle situazioni conflittuali, in modo inadeguato (non raggiungendo il mio obiettivo anzi allontanandomene) e creando casini. In alcuni casi ho fatto danni seri.

Ma…

Alla libera pratica di conflitti distruttivi si è affiancata l’occasione di occuparmi di conflitti per lavoro. In quanto formatrice sulla trasformazione nonviolenta dei conflitti per circa 15 anni e poi counsellor&formatore sistemico per altrettanto tempo, ho sempre potuto rileggere continuamente come stavo agendo nei conflitti che la vita distribuiva nella mia quotidianità.

Apprendevo, sapevo ma non agivo. La distruttività continuava. La sofferenza anche.

Questo apprendimento di modelli e strumenti che possiedo da decenni era applicato solo in minima parte perché stava solo nella mia testa, nella dimensione del sapere. Ero Atena. Non erano diventati parte del mio “essere” e, quindi, del mio agire.

Ci credevo in quelle idee, in quelle possibilità di vivere un’esperienza così frequente in modo costruttivo. Solo che al momento opportuno, scattava sempre il solito modo. E distruggevo. Me perché non riuscivo ad esprimere bisogni e sentimenti, la relazione con l’altro perché stavamo male e non diventava difficile stare vicini o insieme. Una sorta di Athena, quindi.

Ad un certo punto [un po’ forzata dalla vita, devo ammetterlo] ho iniziato il lavoro di consapevolezza su di me che ha reso necessario e, subito dopo, possibile il riconoscimento dei miei limiti e delle mie risorse con onestà e coraggio.

Sì, onestà e coraggio. Con coraggio perché si tratta di guardare alle parti che teniamo in ombra [nascoste a noi e agli altri, ma esistenti ed attive nella nostra quotidianità] e con onestà per evitare giustificazioni continue.

Ecco, da quando ho incominciato a guardare in questo mischio[1] di vizi e virtù che mi caratterizza è cambiato il modo in cui guardo gli altri e ha iniziato a cambiare il mio comportamento nei conflitti. Mi avvicino un pò di più alla Nike di Samotracia. Un passo verso l’altro, senza la testa a giudicare sempre.

Cosa ne ho ottenuto? Una sempre minore sofferenza, conflitti la cui intensità diminuisce e molte più soluzioni win-win[2] possibili.

Un cambiamento significativo per la qualità della vita, secondo me. Per questo propongo a voi di fermarvi un momento per osservare se la modalità con la quale affrontate i conflitti vi soddisfa sempre o abbastanza spesso.

Se SI, allora condividete come fate.

Se NO, posso aiutarvi.

Il laboratorio per apprendere a confliggere crea esperienze per conoscere, digerire e assimilare nuove capacità di stare nel conflitto e, quindi, di vivere.

Parola d’ordine: win-win!

 

[1] Termine coniato da mio figlio quando era piccolo. Unisce Misto con Mischiare.

[2] Soluzioni in cui sono soddisfatte tutte le parti in conflitto.</p>

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