QUESTIONE DI MILLIMETRI

La differenza tra tenacia e ostinazione secondo me è questione di millimetri.

La tenacia è una qualità dell’animo necessaria ed utile per realizzare obiettivi. “Tenacia deriva dal latino classico e il tenace, propriamente, sarebbe ciò che ha una grande forza adesiva (ciò che ‘tiene’) … La tenacia è la fermezza nella volontà, la costanza nell’azione, la resistenza nella decisione: descrive un atteggiamento risoluto che non si scolla dal proposito e che regge ogni avversità.[1]

C’è un momento magico (o tragico) in cui la tenacia, se non si sta attenti, può trasformarsi in ostinazione.

Secondo il vocabolario Treccani ostinato “dicesi di persona, che persiste con caparbia tenacia in un atteggiamento, in un proposito, nelle sue idee o opinioni, spesso nonostante l’evidenza contraria”.

Ecco, ci troviamo in alcuni momenti a insistere, nonostante le opposizioni, in una direzione. Per un po’ si chiama tenacia ed è una facoltà che permette di superare gli ostacoli per raggiungere qualcosa che vale molto per noi, tanto da motivarci nell’impegno.

Ad un certo punto però la tenacia può trasformarsi in ostinazione: gli ostacoli sono continui e si trasformano in evidenza contraria: il nostro continuare ad impegnarci diventa uno spreco di energie e rischia di fare danni (a noi stessi, alla situazione).

Questione di millimetri, secondo me. Qui tenacia, lì ostinazione.

Come evitare di finire nel campo opposto senza accorgersene?

Se credo di essere tenace ed invece sono, inconsapevolmente, insistente posso creare molti danni e non comprendere alcune reazioni, per me inopportune.

Se invece ne sono consapevole, posso in ogni momento decidere se voglio continuare a mettere energia nonostante l’evidenza contraria e non mi stupirò delle reazioni altrui perché mi sarà chiaro intendo persistere a qualunque costo.

Se ne sono consapevole posso anche decidere quando il costo  sta diventando alto, se rischio di perdere qualcosa di più importante e, quindi, rinunciare.La rinuncia, così realizzata, diventa un atto di forte rispetto di me e di profonda saggezza (niente lotta contro i mulini a vento).

La rinuncia può essere per un po’ di tempo (ritenterò se vedrò qualcosa di diverso negli elementi ora bloccati) oppure può essere verso una forma precisa di realizzazione. Mi è capitato che, appena rinunciato ad una forma precisa di realizzazione del mio volere (ostinazione), è stato possibile andare nella direzione desiderata (tenacia) in forme nuove e impensate ma ben più riconoscenti il mio bene.

Ho scoperto il grande potere curatore del lasciare andare ovvero, per dirla con Harry Potter (finale della sua lotta con tusaichi), del potere di “aprirsi alla chiusura”.

Il cambiamento a me favorevole può arrivare nel momento in cui, cessando l’ostinazione, chiudo ciò che non può andare avanti (i segnali lo indicano) e, per questo, posso iniziare qualcosa di nuovo perché libero da direzione obbligata, azioni obbligate, energie obbligate dalla mia ostinazione. L’immagine che mi viene in mente è questa: continuiamo a tendere un elastico che ha una resistenza crescente, fino ad uno sforzo estremo. Appena lasciamo la spinta contraria, ne otteniamo una altrettanto potente ma favorevole per noi.

E allora si volaaaaaaaa…

[1] Testo pubblicato su: https://unaparolaalgiorno.it/significato/T/tenacia

 

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