Io e gli altri. Basta ferite.

Condivido quanto ho imparato grazie agli insegnamenti di Eckart Tolle. Il mio allenamento quotidiano.

 

Le persone sono molto impegnative. Non sarebbe più facile se non ci fossero gli altri? Se si potesse starne lontano per evitare i problemi che sorgerebbero prima o poi.

Ma… se invece proprio le relazioni con gli altri fossero il test per verificare il nostro stato di presenza?

Veniamo messi alla prova dalle persone che arrivano e vogliono qualcosa da noi oppure hanno paura di noi oppure fraintendono: come li affrontiamo?  Vengono a noi. Come un treno a vapore.

Possiamo incontrarli attraverso l’attenzione e l’apertura della presenza oppure attraverso la reazione del “piccolo me” (l’Ego) che reagisce e immediatamente ti trasporta alla stessa dell’altro frequenza, cioè rabbia, paura, dolore.

Attenzione! Quando la sfida viene verso di te non scambiarla con quello che la persone realmente è, essa non è la realtà di quella persona. Si può evitare di cadere in questa trappola e di reagire.

Come si può fare? Tre indicazioni, tutte importanti allo stesso modo. Tutte variazioni sul tema.

1.Si tratta di incontrare l’altro senza il  passato. Non  si tratta di dimenticare ciò che l’altro ha fatto o è accaduto ma di non rendere ciò che è stato un’azione concreta nel momento presente. Incontrare chiunque senza il passato è possibile attraverso il potere del QUI e ORA, attraverso il potere della presenza (che è ciò che siamo).

1.Per stare in presenza è necessario ascoltare le sensazioni nel corpo: è vitale che si sia ancorati, per non venire aggangiati e reagire. IO sto con l’altro, lo ascolto e ascolto anche il mio corpo: la sfida arriva e non ci aggancia. Così noi possiamo rispondere senza essere arrabbiati, offesi o feriti. L’altro a questo punto comincerà a sentirsi leggermente disorientato perché non ritrova i vecchi soliti schemi. Il suo ego si accorgerà che manca qualcosa…sarà quindi difficile per lui continuare il gioco della lite e degli attacchi, se noi non lo giochiamo più.

1.Stare in presenza significa non avere aspettative. Aspettativa è quella cosa per cui desideri che l’altro agisca in un certo modo che ti farà felice. Ha a che fare con l’identificazione con la mente: “so come dovrebbe essere” – “dovrebbe capirmi”. E se non riesci a soddisfare la tua aspettativa non sei felice. E’ tutto una costruzione illusoria. E’ ciò che accade quando sei identificato con i tuoi pensieri.

Puoi essere libero con la presenza, senza reagire, così che se l’altro ti comprende o meno, non importa. Reagire è rispondere subito, immediatamente. Per farlo prendiamo la prima cosa (emozione, azione, pensiero) che abbiamo a portata di mano ovvero la risposta automatica, quella che abbiamo usato di più. Si tratta di schemi, abitudini, binari. Lo stato di presenza ci fa agire scegliendo. Il nostro sapere, i pensieri sono al servizio dell’essere. Come avere una cassetta degli attrezzi in cui scegliere ciò che è più adatto alla situazione. Lo stato di presenza dona una compassionevole accettazione di ciò che è l’essere che hai di fronte, dona amorevolmente spazio all’essere. Di entrambi.

Spaziosità. Coscienza senza forma. Essere.

Gioia&libertà.

Quindi,ricordiamo: immediatamente non fa rima con consapevolezza nè con libertà.

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