Portatori inconsapevoli

Recentemente ho visto con chiarezza come ad un certo punto della mia vita ho iniziato ad utilizzare, inconsapevolmente, un comportamento che avevo visto portato avanti dalle donne della mia famiglia e da cui ero fermamente intenzionata a prendere le distanze.

Parlo della relazione di coppia. Del ruolo della donna e dell’uomo.

Solo da poco mi sono resa conto che avevo adottato quel modello.

Mentre ero convinta di essere diversa dalle mie antenate, in realtà, avevo riprodotto la stessa situazione.

E’ sempre dannatamente vero che vediamo solo quello che siamo disposti a vedere.

Oggi che ho scelto, con determinazione, di fare l’esploratrice di me stessa, di TUTTI gli aspetti che mi compongono (e non solo quelli che mi piacciono, come vorrei essere) pian piano riesco a vedermi di più.

E così è arrivata la scoperta e con essa la comprensione del perché mi ero ritrovata in certe situazioni e del perché non ero riuscita a risolvere. Certo, non avevo un quadro completo!

Ecco, credo che succeda a tutti, di essere portatori inconsapevoli di comportamenti.

E’ cosa buona? Dipende. Se vediamo che siamo felici, lo sono anche gli altri e la relazione ne trae vantaggio, allora è cosa buona.

Ma se stiamo male, a disagio, allora no, non lo è.

Riconoscere ciò che è accaduto, prendere atto degli effetti dannosi del nostromododiesserefare è fondamentale per guarire da questo contagio.

Per non deprimersi e crollare sotto il peso del senso di colpa, però, è necessario allenarsi continuamente ad amarsi per ciò che si è davvero. Bello e brutto. Il Tao, avete presente?

Solo avendone consapevolezza, possiamo scegliere di non agire più certi comportamenti. Possiamo scegliere quali altri aspetti di noi coltivare affinché possano essere forti abbastanza da comparire in primo piano ogni volta che dobbiamo adottare una risposta in una situazione.

Un pezzo in più di conoscenza di me. Una parte in meno di inconsapevolezza.

Yeah!

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